Lacor Hospital/1

Torno a Gulu, al Lacor Hospital, dieci anni dopo la mia prima visita. Siamo in cinque; Valentina (che si occupa della comunicazione per la Fondazione Corti, e mi farà da badante in questo viaggio), Guido, Luigi e Marco, amici e volontari della Fodazione.  Arriviamo a Kampala alle 5 del mattino, attraversiamo una città già brulicante di gente, siamo a letto alle 6, e alle 9 in piedi. La prima cosa che vedo, uscendo dalla Lacor House (punto di sosta per tutti i visitatori del Lacor Hospital) è questo fiore, e penso:”Ecco l’Uganda!”

I am travelling back to Gulu, to Lacor Hospital, ten years after my first visit. There are five of us: Valentina (who is responsible for communication at Corti Foundation, who is “babysitting” me during this trip), Guido, Luigi and Marco, friends and volunteers of the Foundation. We arrive in Kampala at 5AM and cross a city that is already teeming with people. We go to bed at 6AM and are up by 9AM. The first thing I see coming out of the guesthouse (the Hospital’s logistic office where visitors can take a break in their journey) is this flower, and the first thought that comes to mind is “This is Uganda!”

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Poi mi allontano e do un’occhiata alla struttura. È proprio come me la ricordavo, sembra uscita da un romanzo di Kipling.

I take a few steps away to have a look at the house. It is exactly how I remembered it, straight out of a Kipling tale.

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Fa già caldo, e torno dentro per il mio litro di caffè mattutino. Ad accoglierci c’è Esther. L’avevo conosciuta dieci anni fa, una ragazzina timida e silenziosa. Ora è una signora spigliata, madre di due ragazzini, e dalla risata pronta. Tira fuori il registro delle presenze, e trova le firme del nostro primo passaggio. La cosa mi piace, marcare il territorio, si dice.

It is warm already, and i go back inside for my morning litre of coffee. Ester welcomes us. I had met her ten years ago; she was shy and quiet. She is now a smiling, confident mother of two. She hands over the register where she has found the signatures of our first trip. I like this, it feels rather like marking my territory.

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Poi i nostri compagni di viaggio se ne vanno, diretti a Gulu, mentre io e Valentina restiamo per aspettare che sia pronto l’accredito governativo che mi autorizza a scattare foto (in un mondo di gente che fotografo tutto, e sempre, gli unici a non poterlo fare sono i fotografi). Nell attesa ce ne andiamo in giro per mercati. Finalmente ci chiamano dal Media Center, e in serata il pass è nel mio portafoglio.

Al mattino di oggi (martedì) partiamo anche noi per Gulu. Carichiamo la macchina, salutiamo Opiro ed Esther, e andiamo.

Our travel companions leave for Gulu, while Valentina and I must wait for the government authorization to take pictures (in a world of people who take pictures of everything all the time, the only ones who are forbidden this are the photographers). In the meantime we visit the local markets. Finally we are called from the Media Centre, and soon the pass is safe in my wallet. The next morning (Tuesday) we leave for Gulu as well. After loading the car we greet Opiro and Esther and are off.

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Il viaggio è piacevole, come può esserlo passare cinque ore in un forno a microonde. Solo che il microonde non ha finestrini, e invece noi godiamo del panorama, scarrozzati dal nostro driver, Alex.

The journey is pleasant, or as much as spending five hours in a microwave oven can be. Though the microwave would not have windows, from which we can enjoy the panorama and being driven up by Alex.

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Il caldo non ferma Valentina, che tiene una riunione volante per programmare il lavoro dei prossimi giorni. È giovane, ancora non sa che decideremo tutto minuto per minuto adattandoci alle esigenze dei medici del Lacor.

The heat does not prevent Valentina from holding a meeting on the road to program the nest few days’ work. She is young and still does not know that we will probably have to decide everything moment by moment and to adapt to the physician’s needs.

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Qui è il passaggio del Nilo

This is the crossing of the Nile river.

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E questo è l’incontro di prammatica con i babbuini che aspettano cibi alla fine del ponte.

This is the usual encounter with monkeys who beg for food ear the bridge.

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Dopo il Nilo, il più è fatto. Eccoci a Gulu. Non c’è più la strada in terra rossa che passava per l’ospedale e andava in Sudan. La rimpiango solo io, ché mi permetteva di fare belle foto, ma tutti gli altri sono molto felici di non mangiare più polvere. All’ingresso c’è un’altra novità (per me); una scultura che ricorda Lucille Teasdale, Piero Corti e Matthew Lukwiya, i fondatori ed il medico che si sacrificò per fermare l’epidemia di Ebola nel 2000.

After crossing the Nile, most of the journey is behind us. The red dust road that led to the hospital and from there to Sudan no longer exists. I am the only one to regret it, as it allowed me to take nice photos, but everyone else is very happy to have stopped eating dust. At the hospital’s entrance something else is new (for me): a monument remembers Lucille Teasdale, Piero Corti and Matthew Lukwiya, the founders and the doctor who sacrificed his life during the 2000 Ebola outbreak.

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E poi è tutta una girandola di incontri, di abbracci, mi sembra di essere tornato a casa. Qui è Valentina che incontra Santo, uno dei tecnici che tiene su il Lacor Hospital.

Then a windmill of greetings and hugs that feel like coming home. Here you can see Valentina greeting Santo, one of the Hospital’s technicians.

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E lei è Milly, che attacca in bacheca la newsletter della Fondazione, appena arrivata dall’Italia.

This is Milly placing the newly arrived Foundation newsletter on the hospital’s notice board

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Sono davvero stanco, e devo ancora cominciare! Da domani si fa sul serio, c’è tanto lavoro da fare, e cercherò di documentarlo con questo piccolo diario di navigazione. Se interessa, lasciate un cenno, fortifica la mia volontà. A presto.

I am really tired, and am still just starting! Tomorrow we will be starting our work: there is much to be done ad I will try to document everything with this little diary. If you are interested, leave a message to fortify my intentions. Bye.

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9 Commenti

  1. Bellissimo! Continua ogni giorno se puoi!

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  2. Un bellissimo racconto Mauro, non sapevo che oltre ad essere un ottimo fotografo sei anche un bravo narratore. Aspetto la prossima puntata. A presto

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    • Come non sapevi? E i tre libri scritti per la Mondadori? È vero che si parlava di vino,ma valgono lo stesso.

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  3. Hai conosciuto fratel Elio? Lavora lì al Lacor hospital. Sono stato lì due anni fa con l’associazione insieme si può di belluno e siamo stati suoi ospiti. Una persona immensa. E parte del cuore è ancora lì…

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    • Padre Elio lo conosco dalla mia prima visita, l’ho fotografato per il libro e ho visitato spesso il suo istituto.Andrò a fargli visita in questi giorni, e se vuoi gli porto i tuoi saluti.

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  4. Io sono stata al Lacor hospital come infermiera volontaria nell’estate del 2003. Al pomeriggio una volta finito il turno in ospedale a volte andavo nell’ orfanotrofio di Frate Elio e stavo con i bimbi.
    Forte e grandiosa esperienza

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  5. Ti seguirò nel tuo viaggio molto volentieri! Ho letto tutto con grande piacere, e ,anche perché mi avete sempre raccontato molto di questo posto e ho i libri, anche per me è un pò come tornarci!
    Aspetto altri racconti, mi raccomando!

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  6. Vai.. Sono le cinque..
    Ci sono.. No scusa.. Continua.. Ti seguo..
    Muoviti!

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  7. per una che, come me, in quell’ospedale ci è nata, leggere queste tue parole non può che scompigliarmi il precario equilibrio creatosi a fatica in questi anni. Quanti cambiamenti a Gulu ed in Uganda. Terra magica e martoriata. Un richiamo costante si fa sempre più forte dentro di me. Spero di legger ancora…

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